
30° Anniversario del Programma Erasmus, seduta del 10 luglio 2017
Delibere e odg collegato approvati in Consiglio comunale lunedì 3 luglio 2017
Approvata delibera per contributo straordinario. Seduta di lunedì 26 giugno 2017.
Delibere adottata dal Consiglio comunale, lunedì 19 giugno 2017.
approvata delibera di modifica
Seduta di Consiglio comunale del 5 giugno 2017
Seduta solenne del Consiglio comunale venerdì 16 maggio 2017
Illuminazione in blu e giallo del Palazzo del Podestà, Festa dell'Europa - 9 maggio 2017
Delibera approvata dal Consiglio comunale lunedì 8 maggio 2017.
Unanime adozione di odg dell'Ufficio di Presidenza in Consiglio comunale.
Minuto di silenzio del Consiglio comunale lunedì 10 aprile 2017
Unanime adozione ed immediata esecutività della delibera di Consiglio del 3 aprile 2017
Unanime approvazione in Consiglio comunale lunedì 3 aprile 2017
Ulteriori delibere approvate in Consiglio il 3 aprile 2017
Minuto di silenzio del Consiglio comunale
Delibere approvate lunedì 27 marzo 2017.
Seduta solenne del Consiglio comunale il 24 marzo 2017.
Intervento in aula della Consigliera comunale PD Mariaraffaella Ferri in sede di Consiglio comunale in data 31 ottobre 2011.
Discussione sull'Odg 56/2011 "teso a creare una Unità intermedia presso il Settore coordinamento sociale che si occupi esclusivamente delle problematiche relative alla violenza imposta a donne extracomunitarie da immigrati residenti in Italia siano essi familiari o vicino al nucleo familiare ed a sollecitare la Presidente della seconda Commissione parlamentare Giustizia Avv. Giulia Bongiorno affinché si acceleri l'iter della legge depositata".
Dal rapporto 2010 della Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna, sesta edizione dell'indagine tratta dalle notizie di stampa, sul fenomeno del feminicidio in Italia, si apprende il numero delle donne uccise da uomini (mariti, ex, compagni, parenti o sconosciuti) è in crescita costante: nel 2005 si registrarono 84 casi mentre nel 2010 sono state 127 le donne uccise in quanto donne; nel periodo 2005-2010 complessivamente sono stati riconosciuti 650 casi di feminicidio, vale a dire episodi di violenza estrema rivolta contro la donna in quanto appartenente al genere femminile, non per altri motivi. Il dato risulta addirittura sottostimato perché, nel caso di donne scomparse, la cui tragica sorte talvolta è scoperta a distanza di molto tempo, l'indagine non sempre riesce a registrare il dato e poi esiste un'ampia fascia di sommerso che riguarda il mondo della prostituzione perché dalle informazioni della cronaca locale non sempre è possibile stabilire se la morte della prostituta sia un caso di feminicidio. Purtroppo la crescita e la ripetitività di questo fenomeno segue la stessa tendenza della violenza contro le donne ed anzi ne rappresenta la forma più estrema. In Emilia Romagna, a fine settembre 2011 sono stati registrati 11 i feminicidi: 6 di donne straniere, 5 di italiane; gli autori del reato sono stati 10 italiani e 1 brasiliano.A livello nazionale risulta che nel 2010 il 79% dei casi il feminicidio è stato commesso da un italiano. Nel 31% dei casi chi ha ucciso è stato il partner della donna e nel 23% risulta essere stato un ex (fidanzato, marito, convivente). Solo nel 4% dei casi l'autore del reato è stato uno sconosciuto. Riporto questi dati non per negare il fenomeno dei matrimoni forzati e delle violenze imposte a giovani donne immigrate straniere nell'ambito familiare, denunciato dall'odg della Lega Nord presentato dalla Consigliera Borgonzoni, ma per inquadrarlo in una giusta cornice. Dalla lettura dei dati si comprende chiaramente che la violenza contro le donne, anche quella estrema, non è il prodotto di una diversità culturale e di concezioni arcaiche che non ci appartengono e sono altro da noi: purtroppo questo fenomeno, nelle sue diverse forme ed intensità, fa riferimento al modo di vivere la relazione tra i sessi, all'incapacità di concepire e costruire relazioni paritarie fra uomo e donna, al persistere di una cultura patriarcale che, nonostante i cambiamenti sociali e l'evoluzione normativa, non riconosce la soggettività femminile e la sua autonomia, ma anzi considera la donna come un oggetto di proprietà: è infatti l'intollerabilità della separazione una delle principali cause che ha portato quegli uomini ad uccidere la "propria" donna. E questa cultura è ancora presente nella nostra società occidentale, non solo e non certo esclusivamente nella popolazione immigrata dai paesi citati dall'Odg della Lega Nord (India, Bangladesh, Pakistan, Nord Africa, in particolare Marocco e Tunisia). Per approfondire le caratteristiche del fenomeno a Bologna avvieremo, a partire dal prossimo 9.11., in Commissione Elette, un percorso conoscitivo sulla fenomenologia della violenza di genere, su quanto si sta già facendo in città, sia a livello istituzionale dai Servizi Sociali comunali, dall'Azienda USL, dall'Università, così come dalle Associazioni e dai numerosi soggetti sociali che partecipano alla Rete cittadina antiviolenza ed al Tavolo integrato sulla violenza contro le donne nelle relazioni d'intimità, attivi già da alcuni anni. Da questo percorso conoscitivo e dal confronto con quanti stanno operando sul campo ritengo dovranno emergere le proposte su quanto ancora e di meglio fare in materia di prevenzione, di tutela e di soccorso delle donne vittime di violenza. Non credo che "un'unità intermedia o qualsiasi altra modalità" che si occupi esclusivamente della casistica della violenza intrafamiliare sulle giovani immigrate sia la soluzione per affrontare un problema tanto grave quanto complesso. Credo che anche a Bologna sia necessario migliorare il sistema di rilevazione dei dati; sviluppare fra i diversi attori sociali coinvolti (la scuola, i servizi, i medici di medicina generale...) una capacità diffusa d'intercettare preventivamente i segnali ed i comportamenti violenti e di valutare la situazione di rischio per la donna coinvolta. Leggendo i numeri, credo sia necessario potenziare gli interventi di tutela e di messa in sicurezza delle donne, prima che situazione diventi irreparabile. La sfida è grande, soprattutto in tempo di crisi economica, ma è questo che la gravità della situazione ci richiede e per questo è necessario che in questo Consiglio, come in città, si faccia fronte comune per contrastare ogni forma di violenza e per riaffermare con forza il principio dell'inviolabilità e del rispetto di ogni persona.