
30° Anniversario del Programma Erasmus, seduta del 10 luglio 2017
Delibere e odg collegato approvati in Consiglio comunale lunedì 3 luglio 2017
Approvata delibera per contributo straordinario. Seduta di lunedì 26 giugno 2017.
Delibere adottata dal Consiglio comunale, lunedì 19 giugno 2017.
approvata delibera di modifica
Seduta di Consiglio comunale del 5 giugno 2017
Seduta solenne del Consiglio comunale venerdì 16 maggio 2017
Illuminazione in blu e giallo del Palazzo del Podestà, Festa dell'Europa - 9 maggio 2017
Delibera approvata dal Consiglio comunale lunedì 8 maggio 2017.
Unanime adozione di odg dell'Ufficio di Presidenza in Consiglio comunale.
Minuto di silenzio del Consiglio comunale lunedì 10 aprile 2017
Unanime adozione ed immediata esecutività della delibera di Consiglio del 3 aprile 2017
Unanime approvazione in Consiglio comunale lunedì 3 aprile 2017
Ulteriori delibere approvate in Consiglio il 3 aprile 2017
Minuto di silenzio del Consiglio comunale
Delibere approvate lunedì 27 marzo 2017.
Seduta solenne del Consiglio comunale il 24 marzo 2017.
In sede di Consiglio comunale, lunedì 5 dicembre 2011, il capogruppo Pd Sergio Lo Giudice ha presentato un intervento in ricordo di Lucio Magri.
COMMEMORAZIONE DI LUCIO MAGRI
"Martedì scorso, il 29 novembre, in una clinica svizzera che gli ha permesso, secondo la legge elvetica, di potere praticare il proprio suicidio assistito se ne è andato Lucio Magri. Una fine meticolosamente preparata nei dettagli e discussa con gli amici più intimi che inutilmente hanno cercato di dissuaderlo. Un gesto segnato da lucida consapevolezza e dalla volontà di agire fino in fondo in libertà ed autonomia, ma, certamente, anche dalla disillusione umana e politica, dalla morte dell'amata moglie Mara e, dalla fine degli ideali che avevano segnato la sua vita politica.
Lucio Magri è stato uno degli esponenti della sinistra italiana più brillanti e incisivi del secondo Novecento. Un comunista eretico, com'è stato definito - insieme a quel gruppo di comunisti fuori ordinanza che accompagnarono la sua avventura politica - con un ossimoro che segna la fiducia in un'ideologia fondata sulla liberazione umana e sulla giustizia sociale insieme alla necessità di elaborare criticamente un pensiero che, nella sua declinazione concreta, aveva prodotto anche oppressione e ingiustizia. Fu proprio di fronte ad uno degli episodi più tragici della sua epoca, l'invasione di Praga da parte dei carrarmati sovietici nell'agosto del 1968, che Lucio Magri, insieme a Rossana Rossanda, Valentino Parlato e Luciana Castellina diede vita alla rivista il Manifesto, che gli costò la radiazione dal PCI. Magri iniziò così un lungo peregrinare "dalla parte del torto, visto che gli altri posti erano già occupati", come recita un efficace aforisma di Bertolt Brecht che diventerà poi uno slogan del Manifesto. Dalla fondazione del Pdup al rientro nel Pci di Berlinguer, dalla creazione di Rifondazione Comunista in risposta alla svolta della Bolognina di Occhetto alla rottura con Bertinotti per sostenere il governo Dini insieme ai Comunisti Unitari. Sempre alla ricerca di un ruolo determinante per una sinistra che non abbandonasse l'idea di cambiare il mondo e di farlo senza cedere sul piano delle libertà personali.
Magri era stato a Bologna per l'ultima volta nel gennaio del 2010, proprio in questo palazzo, per la presentazione in Sala Farnese della sua ultima opera, "Il sarto di Ulm", che molti in questi giorni hanno ricordato come una delle più lucide ricostruzioni della storia del comunismo italiano. Ad ascoltarlo in platea molti bolognesi che nel ‘68 avevano animato il movimento degli studenti o le lotte operaie nelle principali fabbriche bolognesi - Sasib, Minganti, Casaralta, Acma - per poi confluire nel progetto politico del Manifesto, decisione presa nella Sala dei Nota proprio alla presenza di Lucio Magri.
Una storia politica intensa, quella di Magri, che si è intrecciata con i sogni e l'impegno di una generazione, con le loro storie private e le loro passioni interiori. Per questo mi piace chiudere questo breve ricordo non con un giudizio sul politico ma con uno sguardo sull'uomo e sulla sua fine, rubando alcune delle parole scritte in questi giorni da un poeta e amico bolognese:
Non c'è
nemmeno da piangere
non lo sappiamo
fare e ridere non sappiamo.
Nemmeno il funerale
vuoi, per togliere
l'ultima necessaria
bugia, non ce
la lasci dire. Non vuoi
essere esempio, nulla.
E alla stazione,
al ponte della strada,
all'ascensore bianco
argento d'ospedale,
avrai visto queste cose, solo,
nell'andata e nel ritorno
una, due, tre volte:
c'era qualcuno che parlava forte?
C'era un po' di vita,
chi ti mandava al diavolo
-per lui eri fare un lavoro,
una fatica? Questo spero
come un sollievo.