
30° Anniversario del Programma Erasmus, seduta del 10 luglio 2017
Delibere e odg collegato approvati in Consiglio comunale lunedì 3 luglio 2017
Approvata delibera per contributo straordinario. Seduta di lunedì 26 giugno 2017.
Delibere adottata dal Consiglio comunale, lunedì 19 giugno 2017.
approvata delibera di modifica
Seduta di Consiglio comunale del 5 giugno 2017
Seduta solenne del Consiglio comunale venerdì 16 maggio 2017
Illuminazione in blu e giallo del Palazzo del Podestà, Festa dell'Europa - 9 maggio 2017
Delibera approvata dal Consiglio comunale lunedì 8 maggio 2017.
Unanime adozione di odg dell'Ufficio di Presidenza in Consiglio comunale.
Minuto di silenzio del Consiglio comunale lunedì 10 aprile 2017
Unanime adozione ed immediata esecutività della delibera di Consiglio del 3 aprile 2017
Unanime approvazione in Consiglio comunale lunedì 3 aprile 2017
Ulteriori delibere approvate in Consiglio il 3 aprile 2017
Minuto di silenzio del Consiglio comunale
Delibere approvate lunedì 27 marzo 2017.
Seduta solenne del Consiglio comunale il 24 marzo 2017.
Intervento del capogruppo PD Sergio Lo Giudice nella seduta del Consiglio comunale del 17 ottobre 2011.
CONSIGLIO COMUNALE
I fatti di Roma
Grazie Presidente. Intervengo su entrambi gli ordini del giorno perché, anche se riguardano episodi diversi, noi stessi abbiamo chiesto di poterli trattare insieme dato che stiamo parlando di due manifestazioni riconducibili ad una stessa mobilitazione internazionale che viene definita dai media di tutto il mondo degli indignados. Un movimento spontaneo che dalle piazze spagnole si è diffuso in Europa, negli Stati Uniti, a New York, in tante altre città del mondo e che, come tutti i movimenti spontanei, ha assunto forme differenti in giro per il mondo e sta cercando di darsi un'identità e di capire se è possibile darsi una rappresentanza. Come tutti i movimenti spontanei è agitato anche da forze esterne e da possibili strumentalizzazioni. Quello che è accaduto a Roma ci deve far riflettere su alcuni elementi importanti: il primo è la marea di donne e uomini, molti giovani e giovanissimi, che sono scesi in piazza, non dietro bandiere di partito o di movimenti organizzati ma all'interno di un movimento nuovo, per reclamare alcuni diritti fondamentali che oggi sembrano essere negati e su cui da parte di molti c'è la percezione di una indisponibilità degli strumenti necessari a renderli esigibili. Stiamo parlando di diritti fondamentali: il diritto ad un lavoro, il diritto al futuro, il diritto a costruire il proprio progetto di vita, a immaginarsi proiettati verso il futuro in una vita soddisfacente, a pensare che il domani possa essere migliore del passato, così come le generazioni che hanno preceduto quella degli attuali ventenni erano abituati a pensare. Questo movimento è sceso in piazza il 15 ottobre in 95 città del mondo e solo nel caso di Roma è stato aggredito da azioni violente. Come questo sia potuto succedere è una domanda che ha diverse risposte. Che questo sia accaduto solo in Italia ha anche una risposta in più. A Roma poche centinaia di delinquenti con la faccia nascosta sono riusciti a monopolizzare un'intera manifestazione senza nessun serio contrasto da parte delle forze dell'ordine. Questo ha reso impossibile lo svolgimento sereno e ordinato di una manifestazione mille volte più grande di quello spezzone di poche centinaia di incappucciati. Ebbene non possiamo non notare come anche questa volta, come è successo in altri momenti drammatici in altre piazze italiane, prima fra tutte Genova, il Governo non ha messo in campo una strategia utile a fermare i violenti. Anche questa volta si è permesso che poche centinaia di violenti gettassero un'ombra su una manifestazione pacifica, gioiosa, piena di bambini, di anziani, di pacifisti, di gruppi di volontariato, di persone che liberamente e pacificamente volevano mettere in campo la propria richiesta di un futuro migliore. Quelle poche centinaia di ragazzi hanno fatto grandi danni. Hanno danneggiato vetrine, macchine, cassonetti dell'immondizia. Ma il danno maggiore non è stato un danno alle cose ma alla democrazia, perché hanno impedito ad una manifestazione immensa di svolgersi pacificamente e hanno ipotecato il futuro di manifestazioni di questo genere. Gli stessi organizzatori oggi sichiedono se e come sarà possibile in Italia, solo in Italia e non nel resto del mondo, riuscire a mettere in campo la propria passione politica, le proprie istanze, anche la propria indignazione, senza essere coinvolti in scontri di piazza. C'è stata quindi una componente eversiva all'interno di quella manifestazione. Alle forze dell'ordine presenti nelle strade di Roma va la nostra totale solidarietà per gli atti di violenza a cui sono state sottoposte ma anche per la fatica, il coraggio, l'abnegazione con cui tanti ragazzi si sono trovati in piazza ad arginare queste forme di violenza. D'altra parte abbiamo visto già in altri momenti della nostra storia che chi ha la responsabilità della gestione dell'ordine pubblico e del contenimento delle violenze non sempre pare avere come obiettivo quello di isolare i violenti e permettere lo svolgimento pacifico della manifestazione. Anche questa volta abbiamo visto in piazza un format già conosciuto. In questo senso dico che c'è stata una componente di eversione all'interno di quella manifestazione, e trovo molto preoccupante che questo sia accaduto nello stesso giorno in cui venivamo informati di un altro episodio eversivo che in ogni altro Paese del mondo avrebbe decapitato il governo. Abbiamo tutti ascoltato una conversazione telefonica in cui il capo del governo individua, come unica possibilità per uscire dalla crisi politica in cui si trova, una rivolta di piazza con assalti ai palazzi di giustizia e alla sede di giornali. L'abbiamo ascoltata nello stesso giorno in cui la gestione della piazza romana è stata condotta in modo che ipochi black bloc riuscissero a conquistare l'egemonia su un corteo immenso e la totale visibilità mediatica. Questo è quello che è accaduto in questo fine settimana, e questo deve farci riflettere e non può non preoccuparci. Per quanto riguarda l'ordine del giorno presentato dalla Lega Nord sulla manifestazione di Bologna, noi abbiamo condannato quegli atti di violenza contro le cose, anche se si tratta di azioni di ben altro genere di quelle viste a Roma, ma non condividiamo le risposte che arrivano dai banchi dell'opposizione: rompere relazioni, vietare manifestazioni, chiudere la possibilità di di manifestare. Per quali manifestazioni il Sindaco dovrebbe chiedere al Questore di vietare le manifestazioni? "Tutte" mi dicono dai banchi della minoranza. Capisco che vi piacerebbe fosse così, che tutte le manifestazioni fossero vietate. Ma non è così: possono essere vietate solo quelle manifestazioni che possono mettere in pericolo l'ordine pubblico e vanno invece arginate quelle situazioni - cosa che non è successa a Roma - in cui una manifestazione viene poi violentata da gruppi di incappucciati. Si chiede poi di chiudere qualunque legame con quelle associazioni che, a dire dai proponenti, sarebbero dietro le manifestazioni. Non è con questo livello di generalizzazione che noi riusciremo a dare una risposta a quel conflitto sociale è emerso anche in questa città. Non è pensabile che la legittima e necessaria condanna di atti di violenza significhi chiudere spazi di aggregazione. Si è fatto riferimento al Tpo, i cui esponenti sono stati fra quelli che, insieme a tante altre parti del movimento di Roma, hanno preso seccamente le distanze dagli atti di violenza degli incappucciati. Attenzione a non sovrapporre, nella stessa condanna chi è stato su due parti diverse della barricata. A Roma è successo un fatto molto interessante: i manifestanti non hanno più subito le violenze degli infiltrati ma hanno attivamente contrastati e hanno cercato di cacciarli via dal corteo. Uno dei manifestanti, un militante di Sel, ha avuto una mano spappolata per riuscire a cacciare via un petardo mandato dai cosiddetti black bloc. È stato lanciato fra tutte le associazioni, i gruppi, i partecipanti alla manifestazione di Roma un passaparola per riuscire a raccogliere tutti i video che servono ad isolare i violenti. Se vogliamo che effettivamente si ponga fine a quegli elementi eversivi che impediscono alla popolazione di manifestare e che creano l'alibi al Governo per mettere in campo le sue azioni eversive è bene che impariamo a fare gli opportuni distinguo. È per questo che l'ordine del giorno della Lega manca l'obiettivo mentre condividiamo l'ordine del giorno presentato dal collega Pieralisi e dai capigruppo della maggioranza e del Movimento 5 stelle Un ordine del giorno che in maniera articolata e analitica, senza facili giustificazionismi ma distinguendo fra protagonisti e ruoli diversi esercitati in quella manifestazione, divide ciò che in quella manifestazione parla alla politica e a cui la politica deve dare delle risposte, da ciò a cui la politica non può che opporre una netta condanna.