
30° Anniversario del Programma Erasmus, seduta del 10 luglio 2017
Delibere e odg collegato approvati in Consiglio comunale lunedì 3 luglio 2017
Approvata delibera per contributo straordinario. Seduta di lunedì 26 giugno 2017.
Delibere adottata dal Consiglio comunale, lunedì 19 giugno 2017.
approvata delibera di modifica
Seduta di Consiglio comunale del 5 giugno 2017
Seduta solenne del Consiglio comunale venerdì 16 maggio 2017
Illuminazione in blu e giallo del Palazzo del Podestà, Festa dell'Europa - 9 maggio 2017
Delibera approvata dal Consiglio comunale lunedì 8 maggio 2017.
Unanime adozione di odg dell'Ufficio di Presidenza in Consiglio comunale.
Minuto di silenzio del Consiglio comunale lunedì 10 aprile 2017
Unanime adozione ed immediata esecutività della delibera di Consiglio del 3 aprile 2017
Unanime approvazione in Consiglio comunale lunedì 3 aprile 2017
Ulteriori delibere approvate in Consiglio il 3 aprile 2017
Minuto di silenzio del Consiglio comunale
Delibere approvate lunedì 27 marzo 2017.
Seduta solenne del Consiglio comunale il 24 marzo 2017.
Intervento del Consigliere PD Benedetto Zacchiroli.
CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO
"Mentre il Governo prova ad ultimare la danza infinita delle decisioni economiche
e nelle molteplici piroette di questi giorni continua a mandare all'aria ogni
barlume di credibilità, una parte di italiani scende in piazza. Scende in piazza
portata lì dal sindacato più grande d'Europa, la Cgil, appoggiato dal Partito
Democratico e tornerà in piazza tante altre volte nelle prossime settimane. Non
sono tutti, chiaro, sono quelli che abitano la frontiera che nessuno di noi
vorrebbe mai valicare: quella della povertà, della non sostenibilità dello stile di
vita che fino ad oggi si ha avuto. Povertà materiale e psicologica. Perché chi non
può pensare con serenità al proprio futuro è povero, irrimediabilmente povero.
L'economia è una scienza, può nascondere pratiche malevole e ingiuste, ma
accompagnata dai numeri non mente sulla realtà. Oggi il piano globale vede da
una parte il vecchio occidente annaspare in una crisi i cui tre ingredienti principali
sono: debito, fallimento della politica e debolezza del sistema bancario, mentre
dall'altra scalpitano i paesi emergenti (che simpatiche definizioni sanno inventare
gli occidentali per non consentire agli altri di stare sul loro stesso piano). Si
chiamano Cina, India, Corea del sud, Brasile, Sud Africa, Russia e altri sono lì lì
per arrivare. Dal punto di vista della storia economica globale si sta solo
attuando un caso eclatante, se vogliamo, di rottamazione economica. I vecchi
devono andare in pensione e i giovani devono diventare adulti e prendere il loro
posto. Da una parte abbiamo Italia, Europa e Stati Uniti dove si scende in piazza
per paura della povertà (indignados docet) causata da governi insipienti su cui i
parlamenti non agiscono e che vengono puniti alla prima occasione
dall'elettorato (vedi le elezioni locali in Spagna e Italia di qualche settimana fa,
quelle del mid term americano e quelle locali in Germania e quelle del senato
francese di ieri). Dall'altra nuovi Paesi che ormai viaggiano a vele spiegate,
cogliendo i frutti di tanti decenni di sacrifici. Con che faccia il nostro ministro
dell'economia si presenta con i conti a pezzi, invocando gli eurobond (misura che
personalmente mi trova concorde) quando però ha la targa di un governo
antieuropeo? Non è credibile e la sua voce non ha rilevanza alcuna. Ad oggi
riusciamo ad ottenere le cose solo perché un default dell'Italia si tirerebbe dietro
tutti quanti. Ma chiunque si accorge che è una posizione di forza relativa, basata
sul ricatto e non su una riconosciuta leadership.
La riforma dei mercati finanziari e del sistema bancario non è più procrastinabile.
Gran parte della crisi che stiamo vivendo proviene da quel mondo.
L'amministrazione e le associazioni locali debbono pungolare i livelli nazionali.
Bisogna agire subito, in modo coordinato. Le banche debbono essere viste come
istituti di pubblica utilità, alla stregua di quello che sono l'acqua e l'elettricità. Per
loro devono essere previsti livelli pesanti di regolamentazione per la salvaguardia
dell'interesse pubblico. Regole chiare fissate dai governi a differenza di quello
che accade oggi dove sono i governi che rispondono a regole che fissano le
banche. È questo l'asse principale da rivoltare. Molte di quelle attività che fanno
assomigliare le banche e la finanza a dei casinò debbono essere eliminate. È
suggestiva la proposta dell'economista di Cambridge Ha-Joon Vhang per cui
tutte le nuove attività finanziarie dovrebbero essere sottoposte allo stesso regime
cui sono sottoposti i nuovi farmaci che sono vietati fino al moneto in cui non si
prova che sono utili. Il taglio orizzontale e indiscriminato alla spesa pubblica e
agli investimenti non fa il paio con la crescita economica. È una politica
economica vecchia. È quella che ha costretto i paesi dell'America Latina a
sottostare al gioco delle istituzioni internazionali che hanno costretto a tagli
pesanti e rallentato la crescita. La crescita va stimolata e non lo si fa con i tagli
ma con iniezioni di stimoli che solo un governo può fare. Con questo scenario
internazionale cosa fare a Bologna? Cosa può fare il Comune? Innanzitutto
come si è bene iniziato oggi deve instancabilmente cercare la massima coesione
sociale attorno ai tagli che andranno attuati. In altre parole stiamo tentando di
sentirci comunità, di agire assieme, cercando di unire e non di dividere. In questo
senso abbiamo bisogno di uno sforzo grande di comunicazione. I cittadini
debbono sapere, debbono essere informati, dall'Istituzione, in maniera oggettiva.
Gli amministratori stiano sul territorio il più possibile per fare capire le ragioni dei
tagli che verranno effettuati. Lo facciano insieme alle altre forze sociali, con gli
imprenditori, e si alzi il livello del dibattito. Non si abbia paura di impiegare tempo
a spiegare quello che succede e il perché delle decisioni prese.
Oltre a quanto già detto questa mattina dalla Vicesindaco mi preme aggiungere
che anche la nostra città deve guardare all'Europa e alle altre città dell'Unione
come a una risorsa. Il rimettere in moto la macchina dell'integrazione partendo
dal livello locale, i progetti europei condivisi con altre città, lo scambio di buone
pratiche e la ricerca di fondi straordinari si ottengono con una instancabile
tessitura di relazioni. Non sono costi accessori. In questo senso il localismo non
premia. Chiuderci adesso sarebbe un'operazione di suicidio economico, sociale
e politico. Aprire la città e aprirsi alla città. Una parola sul turismo. La risorsa è
crescente, i dati parlano chiaro. Gli stessi dati ci dicono anche che non siamo
ryanair dipendenti. A un notevole incremento del traffico low cost si accompagna
un buon incremento del traffico di linea tradizionale. Il balzello che, nel caso si
chiederà di pagare a chi visita la nostra città, sarà occasione per fare qualcosa di
concreto e visibile per il settore. Non devono preoccupare le affermazioni di
Ryanair air, se pensiamo che sono tantissime le destinazioni della stessa
compagnia verso città che contemplano la tassa di soggiorno. Anche sul turismo,
non si pensi che solo la qualità degli hotel o dei b&b sia fondamentale. Al turista
interessa una città che sia desiderabile, a partire dalla pulizia delle strade e dei
portici che ancora troppe volte sono impresentabili e indecorosi, sino alla qualità
delle informazioni turistiche e al coordinamento degli eventi di cui
opportunamente oggi, l'assessore Ronchi ha fatto giusta menzione intervistato
da un quotidiano.
Consideriamo inoltre alle sfide che ci impone l'architettura istituzionale che
vogliamo progettare e realizzare in questo mandato. Penso all'area vasta.
Sappiamo bene che si tratta di pensare in grande per ottenere risparmi
consistenti e equità di trattamento su un territorio che non può essere solo quello
del comune di Bologna. La dimensione metropolitana non può veramente più
attendere. Siamo già in ritardo. In conclusione. Queste sono le sfide che ci
attendono e alle quali bisogna reagire subito, immediatamente. È questa la
risposta da dare alle paure, giustificate, che hanno riempito e riempiranno le
piazze italiane. Smettiamola di considerare il popolo bue e capiamo che i veri
buoi sono altri e troppo spesso siedono dove non dovrebbero stare. Quando al
popolo italiano vengono spiegate le cose reagisce e lo fa con compattezza ed è
pronto anche ai sacrifici, se li si fanno tutti in misura proporzionale al proprio
reddito e al proprio patrimonio. L'incertezza di governo di questi mesi provoca
timori che hanno come conseguenza un nervosismo sociale che non fa bene a
nessuno. La speranza di un colpo di reni di responsabilità è sempre l'ultima a
morire".