
30° Anniversario del Programma Erasmus, seduta del 10 luglio 2017
Delibere e odg collegato approvati in Consiglio comunale lunedì 3 luglio 2017
Approvata delibera per contributo straordinario. Seduta di lunedì 26 giugno 2017.
Delibere adottata dal Consiglio comunale, lunedì 19 giugno 2017.
approvata delibera di modifica
Seduta di Consiglio comunale del 5 giugno 2017
Seduta solenne del Consiglio comunale venerdì 16 maggio 2017
Illuminazione in blu e giallo del Palazzo del Podestà, Festa dell'Europa - 9 maggio 2017
Delibera approvata dal Consiglio comunale lunedì 8 maggio 2017.
Unanime adozione di odg dell'Ufficio di Presidenza in Consiglio comunale.
Minuto di silenzio del Consiglio comunale lunedì 10 aprile 2017
Unanime adozione ed immediata esecutività della delibera di Consiglio del 3 aprile 2017
Unanime approvazione in Consiglio comunale lunedì 3 aprile 2017
Ulteriori delibere approvate in Consiglio il 3 aprile 2017
Minuto di silenzio del Consiglio comunale
Delibere approvate lunedì 27 marzo 2017.
Seduta solenne del Consiglio comunale il 24 marzo 2017.
Simona Lembi ricorda l'attivista e artista del movimento Lgbt bolognese
Rosa Parks era una sarta, una donna che svolgeva un lavoro umile, non aveva nessun tipo di cultura particolare, né aveva svolto nella sua vita chissà quale grande opera, finché un giorno non decise di andare a sedersi su un autobus in un posto che era libero, l’unico posto libero di quell’autobus che, però, era un posto riservato dall’allora legge segregazionista ai passeggeri bianchi, nei confronti degli afroamericani. Stiamo parlando degli Stati Uniti d’America nel 1955, andò a sedersi là dove c’era un posto libero e per questo divenne un punto di riferimento per la lotta, degli afroamericani, per l’uguaglianza fra bianchi e neri, in un contesto in cui una parte della popolazione veniva lesa nei suoi diritti di cittadinanza. Oggi a Rosa Parks sono intitolate numerose strade.
Anche a Bologna c’è un giardino a lei intitolato, e se noi ci chiediamo che cosa ha fatto Rosa Parks non possiamo certo paragonare il suo contributo alla scienza, a quella di tanti Premi Nobel, a cui anche abbiamo intitolato strade. Non possiamo paragonare il suo contributo alla storia italiana agli eroi del Risorgimento, a cui abbiamo intitolato delle strade. Non possiamo paragonarla probabilmente a tante altre classi di persone, a cui abbiamo intitolato delle strade, ma quell'umile figura rappresenta qualcosa di molto importante che la città di Bologna ha voluto ricordare: l'emersione di un diritto, la liberazione da uno stato di discriminazione,il contributo alla costruzione di un mondo migliore.
Si dice: non possiamo, condizionare quello che farà fra 10 anni un Consiglio comunale. Intanto volevo fare chiarezza su questo passaggio. Non si tratta di predeterminare cosa dovrà fare un altro Consiglio comunale fra 10 anni. Oggi decidiamo di consegnare alla Commissione Toponomastica del Comune una valutazione del Consiglio comunale su un nome che la Commissione valuterà, secondo i suoi criteri. Sappiamo che fra i suoi criteri c’è anche quello dei 10 anni: che siano trascorsi 10 anni dalla morte, a me sembra una norma saggia, perché è sempre bene, tranne in casi eccezionali, in cui effettivamente si registri un consenso indubbio di tutti, che queste decisioni si prendano non a caldo, ma dopo aver lasciato passare un po’ di tempo. Secondo quali criteri il Comune di Bologna assegna i nomi delle strade o le sue onorificenze o indica in un cittadino o in una cittadina la necessità di un riconoscimento? Ebbene, non solo i grandi scienziati, non solo quelli che hanno fatto la storia con la “S” maiuscola, i condottieri o i Capi di Stato o i generali che pure hanno statue, nomi di piazze e vie intitolate in ogni città italiana possono aspirare a uno di questi riconoscimenti. A Bologna, per esempio, abbiamo deciso di intitolare un largo vicino a Piazza Trento e Trieste a Demetrio Presini. Demetrio Presini, lo ricorderete, era un burattinaio. Era una persona che non aveva modificato il mondo, non aveva scoperto vaccini, né guidato eserciti o Stati, era una persona che nella città di Bologna ha lasciato un’impronta, nella storia delle persone comuni, in quella cultura popolare che, rappresenta un elemento fondamentale della cultura complessivamente intesa. Probabilmente 50 anni fa nessuno avrebbe pensato a dedicare una strada a una persona come Demetrio Presini, ma l’idea di una comunità articolata e coesa porta con sé anche il fatto che gli elementi in cui questa parte o quell’altra parte della città si riconosce possono essere persone che magari non determinano la storia con la “S” maiuscola, ma lasciano un’impronta forte all’interno di una comunità.
Questo significa che noi dobbiamo pensare a dare dei riconoscimenti o intitolare delle strade non esclusivamente a chi rappresenti un sentimento condiviso della totalità della collettività, altrimenti - l’abbiamo detto già in Commissione - la maggioranza consiliare di centrosinistra che governava questa città pochi anni fa non avrebbe deciso di intitolare una strada a Sergio Ramelli, un giovane che ha rappresentato un simbolo per la destra italiana, ma in cui tutto il Consiglio comunale ha condiviso, pur rappresentando quel giovane una storia particolare, il riconoscimento di quella figura come di una figura positiva. Un ragazzo che era stato ucciso senza nessuna colpa e senza sue responsabilità politiche da delle persone che con violenza avevano suscitato su di lui un malinteso senso di azione politica. Pensiamo ancora alla figura bella e amabile di Mariele Ventre, una maestra di coro. Certo, una brava musicista, non certo di quelli che finiscono nei libri mastri della storia della musica, ma una persona che all’interno della nostra società ha rappresentato qualcosa di importante. Dico questo per dire che ci sono tanti criteri. Non facciamo le classifiche per decidere che chi non è Giuseppe Garibaldi o chi non è Renzo Imbeni o chi non è Nilde Iotti non ha diritto a un riconoscimento. Poche settimane fa abbiamo fatto un gesto molto bello, in condivisione fra maggioranza e minoranza: dare la cittadinanza onoraria a una ragazza, Cristina Magrini che aveva avuto un incidente stradale, se vogliamo leggere con mera oggettività la sua storia. Ma quella persona rappresenta la volontà di dare un segno di attenzione forte al tema della cura, della cura di un padre verso la figlia e della necessità che l’intera società sostenesse quell’attività.
In questo caso, stiamo parlando di una persona, Marcella Di Folco, che, come abbiamo ricordato anche nella Commissione consiliare che si è svolta proprio questa mattina, ha dato un contributo importante a che una fascia della popolazione, numericamente molto esigua - si parla di qualche decina di migliaia di persone in tutta Italia - che era sempre stata totalmente reietta rispetto a un’inclusione sociale, potesse emergere dal silenzio, da una situazione fatta di sofferenza, di discriminazione, di disagio sociale, spesso di prostituzione come unica strada, per arrivare a costruire delle esperienze sociali positive, come quelle che ci sono state raccontate oggi in Commissione consiliare. Un Consultorio per le persone transessuali convenzionato con la Regione Emilia Romagna, l’unica esperienza nel suo genere al mondo, come ci spiegavano le professioniste dell’A.S.L. che oggi sono venute a raccontarcela. L’unica esperienza in cui un’attività di preparazione, - di un percorso difficile, come quello di una transizione da un sesso all’altro, previsto, da una Legge dello Stato fatta nell’82, da una maggioranza non particolarmente radicale o di sinistra, possa avvenire all’interno di una relazione sociale, di un contesto associativo e non nella freddezza di un contesto solo ospedaliero.
Questi sono i motivi per cui oggi noi riteniamo che approvare la proposta di intitolazione di una via cittadina a Marcella Di Folco rappresenti un omaggio che noi facciamo a quelle persone che in Marcella Di Folco hanno trovato un punto di riferimento, ma soprattutto un modo per dire che nessuna persona in questa città deve rimanere nell’ombra e che è compito di un contesto civile, comunitario, solidale come quello di Bologna è dare voce anche a chi non ha voce. Io credo che da questo punto di vista l’intitolazione della strada a Marcella Di Folco che, peraltro è stata per anni Consigliere comunale, quindi una persona a cui una parte della cittadinanza ha voluto dare anche un ruolo di rappresentanza politica all’interno di questi banchi, sia un gesto che rappresenta un arricchimento per la nostra città.