
30° Anniversario del Programma Erasmus, seduta del 10 luglio 2017
Delibere e odg collegato approvati in Consiglio comunale lunedì 3 luglio 2017
Approvata delibera per contributo straordinario. Seduta di lunedì 26 giugno 2017.
Delibere adottata dal Consiglio comunale, lunedì 19 giugno 2017.
approvata delibera di modifica
Seduta di Consiglio comunale del 5 giugno 2017
Seduta solenne del Consiglio comunale venerdì 16 maggio 2017
Illuminazione in blu e giallo del Palazzo del Podestà, Festa dell'Europa - 9 maggio 2017
Delibera approvata dal Consiglio comunale lunedì 8 maggio 2017.
Unanime adozione di odg dell'Ufficio di Presidenza in Consiglio comunale.
Minuto di silenzio del Consiglio comunale lunedì 10 aprile 2017
Unanime adozione ed immediata esecutività della delibera di Consiglio del 3 aprile 2017
Unanime approvazione in Consiglio comunale lunedì 3 aprile 2017
Ulteriori delibere approvate in Consiglio il 3 aprile 2017
Minuto di silenzio del Consiglio comunale
Delibere approvate lunedì 27 marzo 2017.
Seduta solenne del Consiglio comunale il 24 marzo 2017.
Simona Lembi apre la sessione europea del Consiglio comunale
Il Consiglio comunale parla d'EuropaSimona Lembi ripercorre il legame della città con l'Unione europea: da Fanti, Imbeni e Prodi ai progetti europei di oggi (Sessione Europea 2013)
Bologna, EuropaIl vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani alla sessione europea del Consiglio comunale
Di seguito l'intervento pronunciato dal consigliere Benedetto Zacchiroli a nome del gruppo Pd in Consiglio comunale. Il testo è ripreso anche dai comunicati stampa del Comune.
Ogni anno ci troviamo a discutere di Europa, ogni anno, almeno una volta all'anno
cerchiamo di approfondire cosa voglia dire essere Europei a Bologna ed essere bolognesi
in Europa.
La presenza del vice presidente della Commissione Tajani, oltre che onorarci, ci segnala
l'attenzione che la Commissione ha nei confronti delle città, della nostra città, che con
l'opera di suoi illustri cittadini del presente e del passato ha contribuito e intende
contribuire sempre più alla realizzazione dell'ideale europeo, ne cito tre sperando di non
far torto a nessuno: Renzo Imbeni, Giovanni Bersani e Romano Prodi.
Bologna si appresta a vivere un mutamento istituzionale molto presto. Bologna, ne dà
testimonianza l'incontro dei sindaci proprio in quest'aula pochi giorni fa, sta, anche
territorialmente, diventando più grande, integrando, in forme nuove e al passo coi tempi, i
suoi valori, le sue attitudini, le sue potenzialità, le sue complessità con la realizzazione
della città metropolitana dal prossimo Gennaio.
È una sfida che impegna tutti, cittadini e istituzioni, a costruire una nuovo livello
amministrativo capace di intestarsi più e meglio nel sistema Europa delle città e dei territori
dell'Unione, per meglio metterne a frutto i vantaggi dell'appartenenza e per essere più
efficacemente a servizio della crescita comune.
Un passo in avanti, sulla scorta di quello che successe in passato col passaggio dal
mercato comune all'Unione Europea: i nostri comuni potranno essere parti e avvalersi di
un ente che non ha precedenti per noi, ma che potrà essere occasione di innovazione,
cooperazione e risparmio sui temi dell'energia, dei trasporti, dell'ambiente (per il quale
proprio gli accadimenti di questi giorni ci ricordano, se mai ce ne fossimo dimenticati, la
gravità e l'urgenza), del lavoro (per il quale dobbiamo fare tutto il possibile e andare oltre
lo sconcerto procurato dai dati statistici), della scuola e del welfare. La sfida tecnica,
politica e istituzionale che viviamo è affascinante. La città metropolitana potrà portarci a un
livello di riconoscibilità e responsabilità importante anche e soprattuto tra le città europee.
La rappresentanza di un milione di cittadini distribuiti sul territorio vasto e non più soltanto
gli attuali poco meno di quattrocentomila, comporta l'obbligo di investimenti nuovi e reali,
non solo economici, ma anche di risorse umane, di pensiero nuovo, di creatività operativa
e innovazione. Con la città metropolitana un cittadino europeo ogni cinquecento sarà
cittadino bolognese.
Ma dentro quale Europa stiamo? Dentro quale Unione Europea vuole stare il Comune di
Bologna già oggi, ma ancor di più con la futura città metropolitana? Dentro un'Europa più
unita di quella che abbiamo oggi, un 'Europa che abbia una voce sola al suo esterno e con
la quale gli altri si debbano confrontarsi. I territori, questo territorio, chiede ai governi
nazionali e alle Istituzioni europee, non più soltanto parole pur importanti, ma passaggi
concreti verso l'unità politica, perché abbiamo bisogno di crescere come europei. Non
dobbiamo nasconderci che se l'Europa fosse diversa anche i primi anni di questa crisi che
sembra non finire mai, sarebbero stati diversi. Meno incerti, meno angoscianti.
Le istituzioni europee, tutte, non solo il parlamento, debbono sentire il fiato della
responsabilità diretta nei confronti dei cittadini, perché eletti, in forza di un mandato
direttamente ricevuto. La politica deve agire, ce n'è un bisogno vitale. Vogliamo poter
votare per il Presidente degli Stati Uniti d'Europa, vogliamo un esercito solo, a servizio
della pace in Europa e nei punti critici sul pianeta, un solo servizio civile europeo, una sola
fiscalità, un solo diritto del lavoro, un solo sistema di diritti civili e di cittadinanza.
Vogliamo una voce che nel mondo porti il tesoro culturale e l'eredità dell'Europa unita,
un'Europa che non abbia riconoscimento in ragione della sua voce fioca, che con i primi
vicini, nel mediterraneo, sappia essere partner commerciale e voce sicura sui diritti.
Da due anni a questa parte abbiamo imparato il nome di piazza Taharir in Egitto, tutti ci
siamo lasciati coinvolgere dalla forza e dall'ostinata determinazione di quei volti giovani, di
donne e di uomini che chiedevano un nuovo Egitto e una nuova società. Una nuova
politica in tutto il mediterraneo e nel Medio Oriente, fino a spendere eroicamente le loro
vite. In questi giorni un altro nome, un altro esotismo lessicale ci porta a conoscere una
nuova piazza, piazza Taksim...sembra lontana, ma è così vicina e sono sicuro che le
migliaia di persone che riempiono ora tutte le piazze della Turchia guardano all'Europa, la
guardano da Istanbul, come da Ankara e da Izmir. Non possiamo deluderli, altrimenti
gireranno presto i loro volti da altre parti, verso altri vicini. Non possiamo permettercelo.
Dico questo perché sono tante le città europee che cooperano in progetti con le città
turche, anche Bologna negli ultimi anni ha collaborato con alcune città turche, soprattuto
sulle nuove tecnologie.
Il protagonismo delle città nei progetti europei è la prima e vera opera base di politica
estera dell'Unione. Lo scambio, l'immaginare progetti futuri, intessere relazioni, gettare
ponti. Le città sanno essere svelte e incisive. Sono le prime ambasciatrici dell'Unione
quando operano con altre amministrazioni. Il fatto che Bologna si appresti a diventare
Metropolitana carica quest'opera di maggiore responsabilità.
Bologna vuole esserci e con responsabilità. Lo sente come un dovere.
Bologna porta con sé un tesoro imprescindibile come quello della sua Università per cui
l'economia della conoscenza è realtà da almeno nove secoli: a braccetto con l'Alma Mater,
la città può definirsi, senza timore di essere smentita, una potenza culturale urbana pronta
a dare il suo contributo anche e soprattutto a partire dalla rete di collaborazioni che legano
la più antica università del mondo con tutti gli altri centri di sapere del globo dove si
costruisce il futuro e si maneggiano i sogni delle future generazioni.
Bologna porta con sé il tesoro del "Liber paradisus" che ha posto la prima pietra formale
per l'umanità contro la schiavitù, abolendola. Da quel documento, da quell'atto, nasce la
Bologna attenta ai diritti della persona, ed è pronta a dare il suo contributo in Europa per i
diritti di tutti, ormai divenuti un esigenza di civiltà piena particolarmente nel nostro Paese.
Bologna porta con sé il tesoro della sua manifattura, del saper fare le cose, di sapere
costruire macchine complesse per il packaging e non solo, fino a quelle più belle come le
Lamborghini o le Ducati. Un tesoro che sa cooperare anche nel segno della responsabilità
sociale creando posti di lavoro anche in carcere perché sa "fare impresa".
Di converso, all'Europa, Bologna chiede la velocità, l'azzeramento della macchina
burocratica, la possibilità di una effettiva circolazione dei saperi e del lavoro. Vogliamo
vedere nell'Unione l'occasione per diventare grandi e affrontare le sfide che ci aspettano
con la consapevolezza che insieme, con gli altri 26 Paesi e con le altre città possiamo
vincere la sfida di questo secolo, da soli siamo destinati alla piccolezza e alla debolezza.
I cittadini sono pronti ad affrontare queste sfide, speriamo e vogliamo credere che il
prossimo parlamento che verrà eletto tra un anno viva una legislatura costituente degli
Stati Uniti d'Europa.