
30° Anniversario del Programma Erasmus, seduta del 10 luglio 2017
Delibere e odg collegato approvati in Consiglio comunale lunedì 3 luglio 2017
Approvata delibera per contributo straordinario. Seduta di lunedì 26 giugno 2017.
Delibere adottata dal Consiglio comunale, lunedì 19 giugno 2017.
approvata delibera di modifica
Seduta di Consiglio comunale del 5 giugno 2017
Seduta solenne del Consiglio comunale venerdì 16 maggio 2017
Illuminazione in blu e giallo del Palazzo del Podestà, Festa dell'Europa - 9 maggio 2017
Delibera approvata dal Consiglio comunale lunedì 8 maggio 2017.
Unanime adozione di odg dell'Ufficio di Presidenza in Consiglio comunale.
Minuto di silenzio del Consiglio comunale lunedì 10 aprile 2017
Unanime adozione ed immediata esecutività della delibera di Consiglio del 3 aprile 2017
Unanime approvazione in Consiglio comunale lunedì 3 aprile 2017
Ulteriori delibere approvate in Consiglio il 3 aprile 2017
Minuto di silenzio del Consiglio comunale
Delibere approvate lunedì 27 marzo 2017.
Seduta solenne del Consiglio comunale il 24 marzo 2017.
Delibere del Consiglio comunale
Il valore aggiunto della dimensione metropolitanaUdienza conoscitiva promossa dalla consigliera Rossella Lama
Da Provincia a Metropoli il passo non è breve ma può essere decisivoBenedetto Zacchiroli sull'ultimo consiglio della Provincia
Città metropolitana, quale avvenireudienza conoscitiva
Bologna metropolitana Bologna città metropolitana al via con la delibera adottata dal Consiglio Bologna verso un'economia metropolitana e una dimensione europeaIntervento di Benedetto Zacchiroli
Intervento della consigliera Rossella Lama durante la discussione della delibera O.D.G. N. 305: APPROVAZIONE SCHEMA DI CONVENZIONE QUADRO PER LA COLLABORAZIONE
ISTITUZIONALE TRA COMUNE DI BOLOGNA, CITTA' METROPOLITANA, UNIONI E SINGOLI
COMUNI DELL'AREA BOLOGNESE PG.N. 288604/2015
Grazie, Presidente. Non entro nel merito dello stato larvale. Io credo che in questa discussione di oggi si siano sovrapposti molti piani, quello che riguarda, in verità, un riordino più complessivo dello Stato italiano dove la legge 56 interviene proprio per normare e costituire - quindi “larvale” fino a un certo punto - le Città Metropolitane, che erano previste dalla Costituzione, ma alle quali non era ancora stata data attuazione. A Delrio riconoscerei almeno il merito di questo sforzo da questo punto di vista, visto che mi sembra che nel dibattito tutti abbiamo riconosciuto il fatto che della dimensione, dell'altezza, della scala metropolitana probabilmente tutti i nostri territori hanno bisogno.
L'altro merito che, secondo me, va riconosciuto alla legge cosiddetta Delrio, la legge 56 dell’aprile 2014, è quello di aver pensato le Città Metropolitane come un'istituzione che avesse un carattere ben preciso e che non riguardava probabilmente solo la gestione dei servizi. Torno su questo: che riguardava dalla caccia al trasporto pubblico locale, la manutenzione delle strade e una serie di altre materie che, tra l'altro, erano delegate funzione per funzione in maniera diversa in ogni Regione. Pensiamo solo ai temi dello sviluppo economico e dei servizi per l'impiego che la Regione Emilia-Romagna aveva delegato alle Province in maniera diversa da quanto avessero fatto il Veneto o altri, quindi c'era una visione nella prima versione della carta costituzionale che ci dava la possibilità di gestire autonomamente la cooperazione tra istituzioni e il coinvolgimento degli enti locali.
Cosa fa la legge Delrio però? Probabilmente indica una direzione e dà a quest'istituzione l'idea che le Città Metropolitane possano essere il luogo dell'innovazione istituzionale e del presidio delle funzioni di sviluppo. Cosa è mancato? Qui condivido l'intervento del Consigliere Facci. Secondo me è mancato che quando noi abbiamo approvato la legge Delrio sicuramente veniva data istituzione alla Città Metropolitana e quindi a una cosa che era nella nostra carta costituzionale dagli anni Novanta. Questo è un primo punto. Il secondo punto è che venivano ridefinite le funzioni e su questo vorrei tornare dopo. Il terzo elemento è che non abbiamo mai capito come sarebbe stata finanziata la vita della Città Metropolitana, aspetto non banale quando si scrive una legge nazionale, a mio parere, anche perché sull'assetto istituzionale dello Stato italiano io penso che su questo si costruiscono alcuni sensi di appartenenza dei cittadini italiani, un minimo di valore del civismo perché sai a quale istituzione appartieni, rispondi, ti eroga servizi e tuttavia anche dal punto di vista non irrilevante di cosa finanzi quando paghi tasse, tributi, tariffe che cosa stai alimentando e qual è la scala della decisione proprio in quella specifica funzione. Questo secondo me è il primo punto.
Sull'elezione diretta la Consigliera Cocconcelli non può non sapere, anche se capisco la sua riflessione che cercava di mettere al primo punto il tema dell'elezione diretta. Però, Consigliera, lei non può non sapere – gravissima lacuna di tutti - che l'elezione indiretta individua la Città Metropolitana di Bologna in particolare - perché poi andava per dimensioni - come un ente di secondo grado. Il Consiglio metropolitano è un Consiglio elettivo di un ente di secondo grado con una popolazione di elettorato attivo di quasi mille persone – oltre ottocento persone - che sono i Consiglieri di tutti i Consigli comunali dei Comuni della Città Metropolitana, quindi fra le mille lamentele che i Consigli comunali non hanno poteri, non svolgono ruoli eccetera forse anche noi se riconosciamo che noi e i nostri colleghi abbiamo partecipato a costruire quel Consiglio metropolitano, almeno ci riconosciamo una cosa che è accaduta il 28 settembre 2014 che ha contribuito a dare consistenza alla costituzione della Città Metropolitana.
Ci serve cambiare la legge nazionale. Vogliamo tutti in maniera corale – vedevo prima anche la Consigliera Federica Salsi che all'intervento in cui ha parlato del paladino dell'elezione diretta forse pensava che anche altre forze avessero in animo di poterci arrivare – e abbiamo bisogno di cambiare una legge nazionale che non ci obblighi allo scorporo del Comune di Bologna perché noi abbiamo bisogno di fare un riordino istituzionale che affronti il tema degli 8100 Comuni in Italia. L'abbiamo fatto per primi in Emilia-Romagna, sul nostro territorio, proprio sulla Città Metropolitana di Bologna e corre l'onere di dover citare per l'ennesima volta la fusione dei cinque Comuni che ha dato vita al Comune di Valsamoggia. Tra l'altro questo è il mese in cui si realizzano - l'11 ottobre - i referendum per la fusione dei Comuni di Granaglione e di Porretta. Potremmo dire che è una piccola cosa, tuttavia questa è la scia sulla quale Bologna e l’Emilia-Romagna stanno andando. Stanno andando sulla dimensione della gestione associata di alcune funzioni dei piccoli Comuni e, come diceva il Consigliere Cipriani, l'atto che siamo chiamati a votare oggi cerca di rafforzare la possibilità di una gestione associata collaborativa, partecipata (come si dice a pagina 5), dove potete chiaramente leggere gli ambiti di collaborazione di funzioni amministrative e servizi, lo svolgimento di attività, la realizzazione di opere su scala metropolitana. Ovviamente non si interviene su quelle del singolo Comune su questi ambiti: servizi generali ed innovazione, personale degli enti locali, bilanci e tributi, government metropolitano, lavori pubblici, territorio e ambiente, sviluppo economico e sociale. Quindi cose importanti, perché dietro le quinte, soprattutto dell'ultima parte che ho citato, è vero, noi stiamo rifacendo una discussione sulla riforma del Senato. Perché ci importa? Perché si sta decidendo se quel Senato sarà un Senato di indirizzo e controllo dell'altra Camera, quella dei deputati, e quindi complessivamente concorre in questa ottica alle funzioni del Parlamento italiano, oppure se quel Senato sarà un Senato delle autonomie e quindi per questo cambia 47 articoli della Costituzione.
Se è un Senato delle autonomie io mi permetto di sottolineare questo fatto: noi parliamo sempre di un federalismo nell'ottica della distinzione delle materie che vengono gestite a livello nazionale e locale (energia, ambiente, trasporto pubblico locale, sanità, servizi sociali - è lunghissimo l'elenco delle materie - istruzione, sicurezza, in particolare la sicurezza urbana, finanza locale e tributi e tariffe); forse potremmo pensare - proprio per tenere dentro il ragionamento della Consigliera Cocconcelli - che non so come faccia a sapere che le altre forze politiche sono contrarie ad una ridefinizione dei confini delle Regioni, non so dove ne trovi traccia; anche perché molti progetti di legge sono stati già depositati in Parlamento e nessuno esclude che mentre si ridisegnano le istituzioni (Senato, Città metropolitane, Province) e quindi c'è la possibilità di configurarsi, secondo la legge regionale n. 13 approvata il 31 luglio dall'Emilia-Romagna, in aree vaste (ovviamente senza poter cambiare i confini delle ex province) non capisco dove legga il fatto che c'è uno sfavore rispetto ad una ridefinizione anche del ruolo delle Regioni. Anzi, questa potrebbe essere anche materia di riflessione, perché abbiamo bisogno di capire, mentre questa legge sta accentrando le funzioni, che cos'è che invece viene svolto a livello di Regione e Città metropolitane, probabilmente non più discutendo magari di singole materie, ma discutendo invece di come le funzioni vengono svolte a diverso livello territoriale.
Penso che questa convenzione che viene prodotta oggi tenga conto di un dato di fatto e quindi della situazione che io non condivido, cioè: se si dice nella legge n. 56 che le Città metropolitane devono essere volano di sviluppo di tutto il territorio italiano e delle regioni nelle quali sono situate, non si capisce poi perché dal punto di vista delle funzioni e dei bilanci questo disegno non trovi completa attuazione; è come se ci fosse una schizofrenia rispetto a quello che il legislatore ha intuito come mission della Città metropolitana rispetto ai mezzi e alle condizioni che le sono date anche in termini di rigidità.
Ma quello che abbiamo inteso fare quando abbiamo scritto lo statuto della Città metropolitana è il tentativo di avocare alla stessa, almeno a Bologna, le funzioni di sviluppo e le funzioni che riguardano anche il mercato del lavoro, che forse la legge n. 56 non ci avrebbe lasciato, nell'ottica ovviamente di negoziare con la Regione l'esercizio di queste funzioni.
Aggiungo poi che questa idea delle Regioni come luogo dello "spreco" (mentre stiamo costruendo un Senato che delega Consiglieri regionali e sindaci della Città metropolitana nella sua composizione) sinceramente mi sembra quantomeno riduttiva e reiterata nel tempo come una facile stampella ad un mancato ragionamento politico. Anche perché dobbiamo riconoscere che in questi anni le Regioni hanno fondamentalmente, al Nord come al Sud, sostenuto la mancanza di risorse soprattutto per quello che riguardava il welfare, citato prima dal Consigliere Aldrovandi, colmando una lacuna che a livello di costruzione di fondi nazionali sicuramente c'è stata.
Ricordo poi che la Regione Emilia-Romagna ultimamente ha stanziato quei famosi, prima, 32, poi 28 milioni di euro per gestire gli stipendi del personale della Città metropolitana e delle Province (parliamo di oltre 20 mila persone in Italia) nell'attesa che ridiamo una destinazione, una funzione istituzionale alle prime come alle seconde e a mio parere anche certezza di cosa quei dipendenti debbano fare per il futuro, che cosa lo Stato a loro richieda. Quindi il ruolo delle Regioni non è solo quello dello spreco, ma probabilmente è un po' più articolato e complesso rispetto alla tenuta delle politiche pubbliche e dei servizi erogati ai cittadini, cosa non banale, mi sembra, quando la pressione fiscale è al livello, per cittadini e imprese, a cui è oggi in Italia.
Concludo dicendo che a mio parere questa delibera va guardata soprattutto nella pagina che ho citato prima, che definisce gli ambiti di collaborazione, che investe sui percorsi di Unione dei Comuni.
Mi auguro che saremo, ognuno a casa propria, con la propria autonomia, più incisivi nel chiedere che si proceda verso le fusioni dei Comuni, ricordando quella che passa attraverso il referendum, l'11 ottobre, tra Granaglione e il Comune di Porretta. Questo è il senso, questo è l'indirizzo. E non solo per fare le cosiddette economie nei costi del personale, di quella che viene sempre intesa come burocrazia, nei costi dei Consigli, delle Giunte, ma per dire chiaramente che spostiamo le risorse a favore dei cittadini nell'incrementare i servizi in forma associata, di cui a mio parere c'è profondamente bisogno per rispondere anche a un calo di disponibilità economica delle famiglie sul nostro territorio. Gestire in forma associata vuol dire probabilmente raccogliere una domanda e strutturare una risposta che sia anche dai nostri cittadini sostenibile a livello di servizi, operazione, questa, tutt'altro che banale.